La visita al Museo del Risorgimento a Torino : una tappa imperdibile in città - Ricordi in Valigia
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La visita al Museo del Risorgimento a Torino : una tappa imperdibile in città

museo del risorgimento a torino

Torino è una città elegante, raffinata e nello stesso un po’ austera; che non vuol dire rigida ed inospitale. Anzi, proprio questo carattere le conferisce un fascino tutto particolare. Che è dato da tanti elementi e dettagli; uno in particolare, secondo me, è proprio perché racchiude una parte importante della storia della nascita della nostra nazione come paese unito sotto un’unica bandiera. Per questo motivo la visita al Museo del Risorgimento a Torino è una tappa imperdibile.

Il Museo del Risorgimento a Torino

Torino è ricca di musei e di luoghi che riportano alla nostra storia : come italiani, in questa città, ci sono tanti spunti di riflessione in quella che iniziò con il piccolo regno di Sardegna guidato dai re di Savoia, fino a diventare una nazione unita da nord a sud. Un modo per ripercorrere questo cammino, che ha richiesto dedizione alla causa da parte di molti personaggi, è proprio attraversare le sale del Museo del Risorgimento a Torino, ospitato nel Palazzo Carignano che si affaccia sulla omonima piazza (qui si trova anche un luogo storico dove mangiare a Torino ).

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scalone d’ingresso del museo

La visita al Museo del Risorgimento a Torino : cimeli e ricordi della nostra storia

Una nazione nata dopo secoli di dominazioni straniere che avevano diviso l’Italia : le invasioni barbariche a nord e le successive influenze franco austriache fino alla prima metà dell’800; mentre al sud nello stesso momento si aveva il Regno dei Borbone, sovrani spagnoli. Neanche l’invasione napoleonica riuscì a creare una vera unificazione ma solo una uniformità amministrativa e legislativa.

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busto di Napoleone

Con la restaurazione l’Italia ritornò divisa fra più dominatori; nel 1815 il Piemonte la Liguria, la Sardegna insieme a Nizza e la Savoia tornarono alla Casa Savoia (che già nel 1713 con Vittorio Amedeo aveva ottenuto il regno di Sardegna) con Vittorio Emanuele I sovrano abbastanza indipendente da mantenere una propria autonomia.

Lo spirito di molti (intellettuali, politici e persone del popolo) riuscirono ad animare lo spirito patriottico in diversi momenti nel corso dell’800 scanditi da fallimenti fino al momento cruciale che portò alla realizzazione del sogno. Il Risorgimento vero e proprio che dalla fine dell’impero romano, permise di costruire con impegno e volontà una nazione che non era mai stata tale.

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Busti delle personalità del Risorgimento

L’inizio del Risorgimento viene fatto risalire alla battaglia di Torino nel 1706, premessa per il passaggio dei Savoia da duchi a re (come accadde nel 1713 con Vittorio Amedeo II nel 1713 a Palermo incoronato Re di Sicilia).

La storia del Museo

Il Museo di Torino fu fondato nel 1878 ed l’unico e più grande a livello nazionale; la sua prima sede fu nella Mole Antonelliana (che oggi ospita il Museo del Cinema) con la prima raccolta dei cimeli di Vittorio Emanuele II, donata dal figlio Umberto I. Aperto al pubblico nel 1908 fu poi trasferito al Palazzo Carignano nel 1938, e il suo allestimento attuale, con la raccolta ed organizzazione dei reperti, risale al 2011 in occasione dell’anniversario dei 150 anni dall’Unità d’Italia.

Il percorso di visita

Dal ‘700 i movimenti popolari scossero l’Europa; la rivoluzione francese ne fu sicuramente l’esempio più dirompente e la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 è stata il primo più eclatante esempio dell’affermarsi dei diritti dei popoli. Come in Europa anche in Italia i movimenti di ribellione si fecero sentire fino a quando l’avanzata di Napoleone, fra 1800 e il 1814, creò una momentanea unificazione delle regioni italiane.

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Europa napoleonica

Le gesta di Napoleone animarono i desideri di indipendenza di molte popolazioni che dettero vita a diverse Repubbliche; Genova, quella Cisalpina e quella di Roma per finire con quella Partenopea; e il suo successivo controllo della nostra penisola lasciò comunque un segno.

Cappello Frigio sull’albero della libertà di Carmagnola

La fine dell’impero napoleonico, con la restaurazione, vide il ritorno dell’ordine costituito, ma ormai i ceti borghesi non potevano più essere repressi tanto facilmente. Il processo di liberazione richiese diversi decenni di ribellioni e periodici eventi rivoluzionari, che sono ben rievocati nel procedere del percorso di visita.

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Busto di Giuseppe Mazzini

Dalla ricostruzione della cella di Silvio Pellico alle vicende, della metà dell’800, con il progresso popolare delle richieste di indipendenza, grazie anche alla volontà del re Carlo Alberto che proprio nel Regno di Sardegna sosteneva le istanze di graduale cambiamento politico, istituzionale e burocratico.

I moti insurrezionali del 1848 portarono a diverse carte costituzionali; fra queste una delle più importanti fu lo Statuto Albertino voluto dal re Carlo Alberto; ovviamente viene esposto una copia dello statuto insieme al testo del Canto degli Italiani (Fratelli d’Italia oggi l’inno nazionale italiano) scritto da Goffredo Mameli.

Testo dell’Inno di Mameli

Nelle sale c’è la tenda che ospitò il re Carlo Alberto nel corso della prima guerra d’indipendenza del 1848-49. Dopo la sconfitta il re, già malato, abdicò e si ritirò in esilio in Portogallo; la camera dove morì è stata ricostruita con l’arredo originale donato dalla casa reale, nei pressi dell’aula del Parlamento Subalpino.

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Al 1848 risale la realizzazione della prima Camera dei Deputati del Parlamento Subalpino, conservata integra all’interno del Museo a cui si non può accedere per preservarla da qualunque deterioramento. Questa fu l’aula del Parlamento Italiano che si ingrandì man mano che il nuovo Regno d’Italia andava ampliandosi fino a quando le sue limitate dimensioni obbligarono a scegliere un’altra collocazione : l’ultima seduta si tenne il 28 dicembre 1860.

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Aula del Parlamento Subalpino

Nel decennio successivo il Piemonte mantenne lo Statuto e il parlamento; grazie all’illuminata e lungimirante opera del conte Camillo Benso di Cavour, il piccolo regno si modernizzò e fu un naturale aggregatore delle forze liberali di altre regioni italiane dove i sovrani restaurati non avevano altrettanta capacità.

Nel museo, oltre al suo ritratto, è ricostruito lo studio del conte di Cavour, come era rimasto alla sua morte, nel giugno del 1861, nei locali della Prefettura di Torino fino al 1938. Tutto è esposto senza variazioni significative.

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Ritratto del conte di Cavour

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Studio di Cavour

Cavour seppe tessere un’abile politica diplomatica ponendo a livello internazionale la questione italiana e guadagnando il supporto del nuovo imperatore dei francesi Napoleone III; con l’inizio della guerra contro l’Austria, nel 1858, si delineò la strategia vincente della seconda guerra d’indipendenza italiana che dal 1859 portò al successo nel 1861 non senza tensioni e dubbie soluzioni.

L’iniziativa garibaldina diede slancio ai democratici e la spedizione dei Mille, partita da Genova fra il 5 e il 6 maggio 1860 per supportare l’insurrezione siciliana, portò alla liberazione del meridione e con l’incontro di Teano ad ottobre dello stesso anno con il re Vittorio Emanuele II concluse l’epopea dell’eroe dei due mondi.

Di li a pochi mesi, nel marzo del 1861, il nuovo regno unito era nato, anche se mancavano alcuni territori fondamentali come Roma, liberata dal potere temporale dello Stato Pontificio nel 1870 e dichiarata capitale d’Italia il 30 giugno 1871 .

La conclusione della visita avviene nelle ultime sale dove si ricordano le vicende della prima guerra mondiale e, infine, nella sala che avrebbe dovuto ospitare la nuova Camera dei Deputati del Regno d’Italia, ma che non fu mai utilizzata per questo scopo.

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Aula della Camera dei Deputati del Regno d’Italia

Uno splendido percorso a ritroso nella nostra storia patria. La visita al Museo è compreso, fra gli altri, nella Piemonte Card.

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